Margherita Rubini | Fabula Bureau
Ogni progetto è un sistema di orientamento. Cambia il materiale, non la domanda.
Spazi, identità, pubblicazioni. Il lavoro di Fabula Bureau parte sempre dallo stesso punto: capire la struttura che regge il problema, prima di costruire qualsiasi risposta visiva.
Se lavori su un progetto complesso — un hotel, un'istituzione, una marca che deve funzionare in ambienti diversi — sai già che il vero ostacolo non è estetico, è strutturale.
L'identità non tiene, la segnaletica non orienta, la pubblicazione non comunica quello che dovrebbe, il problema è quasi sempre strutturale: manca il sistema che tiene insieme le parti
Fabula Bureau è nata per questo tipo di problema. L'obiettivo è costruire la struttura che rende comprensibile ciò che esiste — non migliorarne l'aspetto.
Come nasce un metodo.
Ho cominciato a lavorare sul design come sistema — non come applicazione estetica — frequentando l’ IUAV di Venezia, progettando libri. Lì ho capito qualcosa che non ho più smesso di usare: ogni scelta tipografica incide sulla leggibilità, la leggibilità incide sul numero di pagine, il numero di pagine incide sui costi, i costi incidono sulla sostenibilità del progetto. Progettare significa governare queste relazioni. Non decorare il risultato finale.
Per sei anni ho lavorato in studioFMmilano a identità e sistemi editoriali per marchi di moda e design; Brioni, Molteni&C, Jacob Cohën. Con Fabula Bureau applico lo stesso metodo agli spazi dell'ospitalità, a partire da Native Hotels. Commesse internazionali, clienti di alto livello, identità che dovevano funzionare in contesti molto diversi. Ho visto la differenza tra progetti belli e progetti che reggono nel tempo. Non è mai una questione di qualità estetica, è sempre una questione di struttura.
Poi ho fondato Fabula Bureau come conclusione logica di tutto questo. Ogni progetto su cui avevo lavorato era, in qualche misura, un sistema di orientamento — spaziale, cognitivo, narrativo. L'hospitality è il territorio dove queste tre dimensioni esistono sempre tutte insieme: lo spazio che si percorre, l'informazione che lo racconta, la narrazione che lo tiene in vita.
È lì che il metodo rende di più.
Cosa succede quando il sistema funziona.
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"Ti ringrazio ancora per il lavoro che hai fatto e la pazienza che hai avuto — mi sento molto rappresentata dal sito. Margherita è riuscita a cogliere l'intento e l'essenza del mio lavoro, a capire nel profondo ciò di cui avevo bisogno e a esprimerlo in una forma elegante e professionale, accogliendo e trovando soluzioni alle mie esigenze e perplessità. L'espressione creativa del mio lavoro è risultata calzante e adeguata — ne è risultato un prodotto che mi rappresenta pienamente."
— Marta Marotta
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"Ho coinvolto Margherita perché il progetto, pur avendo contenuti di valore, non aveva una struttura chiara che ne permettesse una reale comprensione e utilizzo, soprattutto su scala internazionale. Il suo intervento ha segnato un passaggio netto: da contenuti frammentati a un sistema strutturato, costruito su gerarchie, criteri e linee guida precise. Questo ha reso il progetto leggibile, navigabile e coerente nel tempo. Margherita non si è limitata a migliorare ciò che c'era: ha definito come il progetto doveva funzionare. Ha dato una direzione chiara, trasformando una complessità implicita in una struttura esplicita e condivisa dal team. Questo ha cambiato non solo il modo in cui lavoriamo sui contenuti, ma anche il modo in cui il progetto viene compreso e utilizzato."
— Michele Bona
Chi c'è dietro Fabula Bureau.
Margherita Rubini
Si è formata tra Venezia e Milano — liceo artistico, poi IUAV, SPD — oggi vive e lavora in “terra ferma”. La laguna resta comunque uno dei migliori brief di orientamento che abbia mai ricevuto: un sistema che non si attraversa in linea retta, e che le ha insegnato più di qualsiasi manuale di wayfinding.
A casa costruisce torte a più strati con la stessa attenzione con cui imposta una griglia tipografica. Fa origami, maglia, uncinetto, cucito. Quando le chiedono cosa abbiano in comune con il design, risponde:
"Una torta è come un progetto editoriale, se salti un passaggio, si vede."
Ha abbastanza anni da ricordare il suono di una connessione a 56k, è un calibro, non una nostalgia.
Legge albi illustrati e libri d'avventura per bambini — con suo figlio osservando anche il progetto, non solo la narrazione.
"Amo i libri per bambini soprattutto quelli più irriverenti e fantasiosi, per me è un momento di libertà, anche se poi mi cade l’occhio su questioni tecniche!"
Scrivo quando c'è qualcosa da dire.
Non prima.
Orientamento, identità e quello che succede quando uno spazio non comunica quello che dovrebbe. Non con cadenza fissa, solo quando vale la pena. Iscriviti se vuoi restare in contatto.
Lo spazio ha già una storia.
Il sistema per raccontarla si costruisce insieme.
Due minuti per scrivermi, dieci per sentirci. Il resto dipende da quello che trovo.
